Barbagli e sbadigli

Barbagli e sbadigli e tremule chiese d’organza evocate
per battiti e scoppi di sillabe e nenie d’infanzia.
Figurine e trippe e talpe e merda e finezze e pance
e monnezza e profonda ignoranza
scafandri sul fondo e tempesta che squassa
e spazza le piazze.
Scoppi, giardini, marmi macchiati, preservativi
e sudore e odore e bagliore e immobili categorie che da tempo
né forma né ombra
c’imbragano sullo spalanco del niente
là sotto il lago risplende in cartolina di mente
là sotto i nostri tristi aggrinziti soli d’oriente a sorgere
ancora e ancora, casto carillon
mobile svedese prefabbricato
limite ben tracciato a terra, civile, sul pavimento,
perché le due file non si confondano
né i cani mai possano accedere all’area
a noi riservata
a noi i falsari di suoni, a noi.

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