Vegetazione

A voi mi rivolgo che niente siete
che sete nutrite di luce e di acqua, che ambite
a nutrimenti terrestri ma non sillabate cristalli
di volontà
allungando le dita sulla schiena del tempo
tamburellando la noia che rugge, l’altra mano
protesa a spezzare l’infanzia e le antenne
e le elitre
e un mite bisbiglio in un fuoco d’orbita ordite
che noi non udiamo
noi che in bagliori saldiamo il ferro al ferro
e sgretoliamo la carne.
A voi annuire, sfiorire, sfiorare in goccia
d’assenza la vostra viriditas che abbiamo
spiato nei nostri terrori, più viva, meno viva, una foglia
appena, una gemma, noi che così
rossi siamo di sangue e grondiamo
su terra, nutriamo
di nostra sostanza veleno, di noi
che ci zittite
nell’ombra dei giardini senza che più
per voi, che amiamo, che finalmente
parole.

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