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Promesse

Scritto da:

mokanautilus


La questione: le avevano fatto un mucchio di promesse e lei le aveva prese sul serio. Perché non avrebbe dovuto? Non fa parte dell’accordo che, una volta fatta una promessa, si faccia il possibile per mantenerla?
Invece, le promesse se le dimenticavano. Lei no.
Una poiana emetteva il suo verso simile al miagolio affamato di un gattino nato da poco. Ruotava nel cielo a varie altezze, esplorava ora un versante del dorso del monte, ora l’altro. Andava, spariva. Ritornava. La poiana doveva aver adocchiato qualcosa da mangiare, e presto avrebbe fatto in modo di afferrarlo. La bambina raccolse un ramo e con quello colpì l’oro spento del campo su cui l’erba, pettinata in un’unica direzione, era secca e splendida, appena riemersa dalla neve. La bambina prese il ramo, lo spezzò in pezzi più piccoli e lo ingoiò. Il grido della poiana rimbalzava nelle gole là dove il dorso del monte si faceva più fitto e più scuro. Perché un essere così libero e aggressivo doveva avere un suono simile alla disperazione di un batuffolo di peli appena sgusciato nel mondo? Vorticava con le sue ali aperte e rettangolari, e il cielo girava sugli occhi della bambina. Le promesse. Andremo sicuramente insieme fino alla casetta di quattro pietre soltanto, quelle rimaste, te lo prometto. Domani ti porterò da mangiare, ti porterò qualcosa di buono da mangiare, te lo prometto. Ci sarò, lo prometto. La bambina raccolse un paio di pietre e le lanciò contro la poiana. Il sangue dell’uccello schizzò nel cielo in lunghe parabole lente, e tutto intorno si fermò. Solo il sangue proseguiva con una lentezza esasperante a scendere nell’azzurro. La bambina si sedette su una roccia a guardare. Le ricaddero i lunghi capelli davanti alla faccia, le facevano solletico al naso e lei se li tirò via con il dorso della mano. Non riusciva a prenderli con le dita perché non riusciva a muovere le dita grigiastre e rigide. I capelli le ricaddero davanti agli occhi. Chi era che aveva promesso? Non riusciva a ricordarlo. Forse sua madre, forse un uomo, forse una folla. La poiana, su nel cielo, si staccò un’ala e volò via con l’altra, urlando i suoi miagolii. La fontana di sangue era stata riassorbita dal cielo pulitissimo. La bambina rotolò a terra dalla pietra su sui sedeva, sulle ginocchia che le facevano male. Non sapeva come fare ad alzarsi, la schiena era diventata un blocco pietrificato di dolore. Allora promise a se stessa di mangiare ancora qualche rametto fatto a pezzettini, e di lanciare ancora un sasso a una poiana se l’avesse vista, anche se da quella posizione sarebbe stato estremamente difficile. Lo promise a se stessa e pensò all’essenza delle promesse, che aveva ignorato il giorno prima e nella vita precedente.

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