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Ti aspettavo

Scritto da:

mokanautilus

Ti aspettavo la matta dentro quel poco
di vetro e nel verde le lenze di sguardi ritmavano
mi ero persa, chiamavo e nel petto mulinavi
senza indugi ma ero io che docile
nella corrente svanivo per ritrovarmi
le note dei piedi e dei mandorli lo squittio
solo mentale della salamandra
assumevo forme e attendevo, la matta
dentro la saliva bruciata dalla memoria
disabitata amavo come il succo inciso
nella corteccia, il gocciare
immobile che nel sonno apriva
un pesticcìo di zampette e la fontana
di colori dimenticata, poi ricordata
lo slargo d’una città, una pagina di
perduta rivista, una firma, un nome, un numero
ciottoli e oggettini
a segnare il percorso il gomitolo
per riconoscere d’essere esistiti al di là
di questo istante e questo solo.

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