Involontarietà

Da: “I paradossi dell’arte nella Teoria estetica di Theodor W. Adorno”

di Alessandro Alfieri, in Dialegesthai – Rivista di filosofia, 05/12/2008

L’opera finita rivela un contenuto di verità non calcolato, non calcolabile neppure dallo stesso artista, che resta esterrefatto dalla sua creazione, divenuta nel corso del tempo qualcosa di incredibilmente più ricco e denso rispetto all’idea iniziale ed al concetto di partenza. La tecnica è dominio sul materiale, ovvero attività cosciente e volontaria — fino ad un certo punto — dei mezzi messi a disposizione all’artista, ma, contrariamente a quanto accade nella società attuale, l’attività tecnica non è atto di domino forzato volto ad una determinata finalità: «l’arte mobilita la tecnica nella linea di tendenza opposta a quella su cui la tecnica viene messa dal dominio.»

[T. W. Adorno, Teoria estetica, Einaudi, Torino 1975, p. 79]

«Solo come spirito l’arte è contraddizione della realtà empirica e si muove verso la negazione determinata dell’esistente ordinamento del mondo.»

[T. W. Adorno, Teoria estetica, Einaudi, Torino 1975, p. 129]

Da: F. Kafka, Frammento filosofico 1906 (in Franz Kafka, Confessioni e diari, a cura di Ervino Pocar, Mondadori, Milano 1972)

Non è lecito dire: Soltanto la rappresentazione nuova suscita gioia estetica, bensì ogni rappresentazione che non cade nell’ambito della volontà suscita gioia estetica. Ma se ciò nonostante lo si dice, significa che possiamo accogliere una nuova rappresentazione solo in modo da non toccare l’ambito della nostra volontà.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *