La creazione del Narratore

(a proposito rileggere Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte)

la prima cosa che lo scrittore inventa è il personaggio che scriverà la sua opera”.

«Appartengono alla letteratura tutti i libri che si possono leggere due volte.»

Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito

Leggere il dissacratore della filosofia contemporanea Davila per abbattere la politica del buonismo

di Annalina Grasso

«Introdurre il caos nell’ordine è la parola d’ordine che Adorno, in tempi ordinati, consegnò all’arte. Obiettivo dei reazionari è introdurre ordine nei tempi caotici che viviamo. Re dei paradossi, Dávila lo fa nella forma più disordinata, l’aforisma, il fendente di spada che in poche righe colpisce l’obiettivo. Il filosofo colombiano sgrana il rosario delle proprie riflessioni, inanellando aforismi che non sono mai soluzioni ideologiche, ma sempre occasioni di pensiero. Compito dell’aforista è stare in equilibrio tra letteratura e filosofia, e Dávila è maestro in quest’arte: come il saggista distilla il senso dell’essere dalle parole, come il poeta distilla parole dal senso dell’essere. Il senso profondo del pensiero reazionario abita nella convinzione che l’uomo, con i suoi vizi, le sue violenze, le sue miserie, sia un problema. I maestri del pensiero reazionario, da de Maistre a de Bonald, grattano l’uomo e trovano il male. Lo spagnolo Donoso Cortés, tanto amato da Carl Schmitt, si spinge fino a dire che «il rettile che il mio piede schiaccia sarebbe meno spregevole di un uomo». Il senso profondo dell’essere reazionario di Nicolás Gómez Dávila, invece, è nella considerazione che tale problema, l’uomo, non ha alcuna soluzione umana. «La nostra vita» scrive Dávila «è un esperimento destinato al disastro». Non c’è salvezza all’interno dei prodotti della cultura umana: non ve n’è nell’arte, né nella filosofia, né nella letteratura. Vuota di salvezza è pure la religione, che le Notas innalzano a «insieme di problemi, non insieme di soluzioni», archiviando il pregiudizio ateistico del religioso come uomo che insegue facili credenze. In cosa dovrebbe aiutarci la religione, che ci strappa dalla dimensione terrena investendoci dell’«esperienza dell’insufficienza del mondo»? Non c’è salvezza, infine, nemmeno nella politica. Reazionario è innanzitutto chi rifiuta le tre ideologie della modernità – liberalismo, socialismo, fascismo – e le loro facili soluzioni a questioni complesse.»

Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, Adelphi 2007

Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, Adelphi 2001

Nicolás Gómez Dávila, De iure, La nave di Teseo 2019


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