Dell’arte di prendere appunti

METODI PER GUARDARE IL MONDO

(DELL’ARTE DI PRENDERE APPUNTI)

Il modo di prendere appunti di Franz Kafka (Diari di viaggio) e di Peter Handke (Il peso del mondo).

KAFKA

Kafka spesso annota frasi nominali, usa verbi dinamici per descrivere il paesaggio, velocissimi riferimenti a ricordi personali, introduce accenni alla storia da approfondire rispetto a dettagli storico-geografici del territorio. Spesso annota atteggiamenti fisici e posizioni delle persone che osserva, e dettagli somatici. Intere possibili scene riassunte con un sostantivo (per es. “controversia”) e la loro conclusione con un aggettivo (per es. “indecisa”). Annota parole in altre lingue. Descrizione di persone: abito, atteggiamento, caratteristica fisica preminente (caricatura?), rapporto spaziale-temporale con chi osserva.

HANDKE

Handke enuncia inizialmente un programma che poi disattende (ammettendolo): “appunti presi con l’intenzione di fonderli, magari ricavandone una storia”. Cioè: frequenti descrizioni di meri gesti, una (muta) azione scenica. “Ho dunque anzitutto tradotto mentalmente le percezioni quotidiane nel sistema di cui avrebbero dovuto rappresentare le fondamenta; anzi, queste stesse percezioni, già nell’attimo del loro configurarsi, erano finalizzate a un certo scopo. Sensazioni e frammenti di esperienze che invece non mi fu possibile ridurre al comune denominatore della forma letteraria precedentemente scelta, furono quindi trascurati; potevano essere «messi nel dimenticatoio». Proprio perché mi ero posto in questa condizione di intensa vigilanza, motivata dal fatto di dover prendere appunti, quest’oblio quotidiano s’impose particolarmente alla mia attenzione. Mi apparve ben presto come una perdita, e allora iniziai a registrare immediatamente anche quegli avvenimenti della coscienza che reputavo estranei al progetto originario. Così pian piano il progetto stesso ne fu minato, e non mi rimase che la trascrizione spontanea di percezioni del tutto prive di scopo. Quanto più intensificavo e ripetevo quest’attività, tanto più forte si rivelava l’esperienza della liberazione da forme di scrittura già note, e contemporaneamente la libertà di cui godevo in quest’ambito letterario per me fino ad allora sconosciuto”.

KAFKA, DIARI DI VIAGGIO (Mondadori):

“Il lago visto attraverso il fogliame, impressione meridionale. Sorpresa al pianeggiare improvviso del lago di Zug. Boschi di casa nostra. La ferrovia costruita nel ’75: controllare nel vecchio “Ueber Land und Meer”. Terreno inglese storico. Qui andavano ancora quadrettati e coi favoriti. Cannocchiale. La Jungfrau lontano, la Rotonda del Monaco, l’aria calda tremolante muove l’immagine. Titli: palma della mano posata. La pagnotta tagliata d’un nevaio. Dall’alto e dal basso si giudica male l’altezza. Controversia indecisa sulla posizione obliqua o piana della stazione di Arth-Goldau. Table d’hote. Donna in nero, seria, taglio netto della bocca, vista già laggiù accanto alla carrozza, seduta nell’atrio. Ragazza inglese alla partenza, torno torno tutti i denti uguali”.

HANDKE, IL PESO DEL MONDO (Guanda):

“Le sue «scoperte»: «Ho scoperto un nuovo ristorante!». Lei disse: «Se dovessi immaginare il mio futuro come una vita al femminile, sarebbe la fine!»Nel fossato c’era una pozzanghera, sulla quale transitavano le nuvole e che conteneva il cielo. Alcuni fiocchi di neve vi caddero e girellarono senza sciogliersi. D’improvviso il tempo si fermò. Nel sogno vissi tutto ciò come una liberazione. Improvvisamente, mentre tutta quella gente mi si avvicinava, ebbi l’impressione che una gallina morta mi albergasse in petto.”Mi piaceCommentaCondividi

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