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Cuciture

Prese del filo e un ago. Iniziò a rammendare parti strappate. Si stupì lei stessa della massa di scampoli rimasti, mentre la tela per l’abito era diminuito drasticamente. Ricucì pezzi che non ricordava di avere, si divertì a rimettere in fila ciò che il tempo aveva scompigliato e impolverato. Una bella coperta ne sarebbe venuta fuori, era certo. Niente per un’occasione di gala, ma una bella coperta per dormirci, al caldo.

Voce

Apri la bocca e urli dentro scatole di cartone dentro la roccia
di un enorme orecchio ti hanno imprigionato e distaccato pezzo
per pezzo la voce dalla gola ora non sai più
ascoltare e percepire davvero
questa che dovresti essere tu.
Ritenti, butti guaiti, lanci aforismi, ti fermi
affannata
affamata
affranta
affilata
la ricerca è ancora lunga, tasti i muri e l'eco che risuona.

Se tocchi il suono se con la lingua assaggi il tuo sguardo se
la visione è fatta perché le mani la trovino e ne seguano i clamori,
se le linee innervano e spingono oltre i limiti dei rami, se nel
terreno aspiri odori e pensieri, se questo tutto si mescola
la tua voce è infranta.

Ti sei fatta grande, esplosa
come una stella di particelle chimiche
maceri universi, crei energia
bruci scorie benedici attive fonti
di materia
la transustanziazione
della voce nella particella
era l'esistenza individuale.

Stato d’animo

Si passa attraverso una purificazione per la quale tutto perde di senso e di nulla t’importa più; il caos e ogni aggancio di dolore si diradano, svaporano; conosci una nuova forma di tranquillità e una nuova forma di forza, che non hanno nulla a che fare con quello che potevi pensare prima; attendi; sei in ascolto; ma neppure questo, in fondo. Ti arrendi, e non c’è modo di arrendersi meno di così. E giunge finalmente una nuova visione delle cose, quando non la chiedi più. Non so se te ne accorgi.

Sfinita

Sono sfinita
non riesco più a ribellarmi a niente
l’accettazione è il limite estremo
dell’estrazione
di se stessi dall’ammasso
va bene tutto, sia ciò che volete
o non volete, è indifferente
perché forse l’unico altrove
è il non-gioco
se si può
ci si astiene.

Lo sguardo delle nuvole

Lo sguardo delle nuvole
è una cosa che non esiste.
Tu inventi espressioni
per raccontare il tuo niente.
Sarebbe meglio cercare
di comprendere cosa sia
questo raccontare che tu
ti ostini a fare
come fosse l'unica salvezza possibile
da quando ti sei accorta di essere al mondo.

Sei al mondo
come il mondo è a te
sguardo che rimbalza
e compenetra.
Il mistero è non esserci:
essere solo nominati.
L'invenzione di questa assenza
è la vera questione
che non sappiamo dibattere
ma eternamente raccontare non sapendo
cosa sia un racconto e per chi.

Gru

La gru che pende sopra le case
come una domanda
infilata ferrea dentro la carne del cielo
da giorni e giorni in attesa
di costruire. Mi dà speranza
come se ancora le cose potessero cambiare
e pur crollando ricomparire nuove.
La guardo quando
una stolida stanchezza
svuota tutto
dalla finestra
e penso che dall'alto, da quel
cestino di ferro costruito da ingegneri
anche le nuvole potrebbero apparire
solidi
materiali da costruzione.

Il giardino è un cerchio nella notte

Il giardino è un cerchio nella notte
la memoria entra ed esce dalle ombre
la ghiaia è caduta come neve, fischia
piano e i rami sono tutti blandi
abbracci.
Il mio giardino torna a volte nella notte
può capitare che ci sia la mia casa
che la porta sia aperta o chiusa io
mi domando se non sia meglio buttare tutto
questi frammenti bugiardi di memoria
sempre sul punto di dirti le parole della
salvezza
sempre abili nei trucchi del mestiere
non ti hanno mai svelato nulla
che tu non sapessi già.

E quando ci fu luce

E quando ci fu luce udimmo lo schianto.
Ascoltammo crollare ogni cosa con il suo ritmo
crollando s’illuminava di pazienza
spezzata, di gloria posticipata sempre
di agonia infine liberata, come un gemito.
La luce s’aprì in due parti, si divise fra il nostro
guardare e il nostro non guardare. Eravamo
come quelli che spostano la tenda, eppure
dentro i crolli c’eravamo incistati
dentro i crolli c’eravamo abituati
ad abitare.
E quando ci fu luce cercavamo i volti
da guardare, una lastra di pioggia
dura fra noi e le nostre
mani, salutavamo senza decidere
quando fosse il momento di andare
di voltarci
di diventare
statue di sale
a scioglierci
quando avremmo dovuto infine
accorgerci.